Ho notato che in questi giorni le mollette sono un po’ il leitmotiv che scandisce il mio tempo. Le trovo ovuque, come se si aggrappassero salde a pezzi della mia esistenza (e direi che per una molletta non è proprio un lavoro complesso…).
La mamma le usa per tenersi su i capelli; ne fa una coda tutta arrotolata e per praticità, la inchioda alla testa con due mollette da bucato, solitamente blu e rosa tanto per avere un po’ di parità sessuale.
Dalla mia malvaga mente di educatrice stanca e vendicativa ne è fuoriusciuto un gioco in cui vince chi attacca più mollette sull’altro concorrente (e direi che qui il rischio di ritrovarsi in stile Piccole Donne con una molletta sul naso, è molto alto).
Se poi prendo il numero di mollette presenti nel cestino “portamollettecolorate” che tengo in balcone ea questo sottraggo il numero di mollette chemi si sono rotte, ne ricavo sicuramente una bassa qualità della plastica che, a causa dell’invecchiamento plastificatore e del sole che corrode le giunture, disintrega le mie povere mollette un giorno si e uno no. E devo dir che a questo ci ho pensato diverse volte ultimamente.
Concludo in bellezza oggi, al mercato; ordino i miei soliti cuori di bue (d’estate un must nel mio frigo) e in tutta risposta mi arrivano nel sacchettino di plastica corredati da una simpatica frase: “scusa, potresti attaccarmi quella molletta su quel foglio lì davanti?così, giusto per essere simpatici…
“. Detto fatto, colpito e affondato. Un’altro aggancio con le mollette! Perfetto direi. Almeno ora posso proprio trarre da tutto ciò le mie conclusioni: è tutta questione di mollette, di come si tengono su le cose e non di come le stendi.
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